Grammatica: gli errori in agguato.

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Scrivere, scrivere e ancora scrivere. Giusto, ti piace, è divertente, il blog ti permette di dare sfogo alla tua fantasia e alla tua creatività, il flusso di pensieri segue quello delle parole…ma attenzione alla Grammatica, elemento importante e necessariamente da padroneggiare. Tanti errori sarebbero evitabili attraverso una cura del dettaglio più raffinata. Scrivere correttamente in italiano è un lusso.

Che tu scriva per attività on-line oppure off-line, per piacere o per lavoro, la regola è sempre la medesima: seguire la corretta impostazione grammaticale. L’editoria vive di parole e quest’ultime debbono essere chiare, leggibili e ben organizzate nel contesto in cui si trovano. La grammatica è allora un prezioso alleato da trattare con cura.

La grammatica sul web: sviste e scivoloni.

Dopo aver girovagato nel web ho notato qualche errore degno di nota e ho deciso di riportarlo qui, insieme alla possibilità di vedere insieme la forma corretta. Sei pronto/a? Un breve viaggio negli errori di cui gli autori hanno lasciato traccia nel’universo di internet, ovviamente si garantisce il completo anonimato per chi ha sbagliato, d’altronde lo dice anche il proverbiale detto: errare è umano!

Si scrive “a seconda di” oppure “a secondo di”?

Ecco la prima domanda a cui troveremo subito una risposta. Nel mezzo di una lettura da internauta mi è capitato, e sono certo sia successo anche a te, di leggere appunto l’espressione “a secondo di…” e via dicendo. Solitamente questa locuzione si usa per introdurre un complemento di limitazione e proprio la parola “secondo” crea e ha creato nel tempo, un pò di confusione.

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Qual è l’uso giusto?

Chiariamo subito. Se voglio esporre l’opinione di un altro o di altri, posso utilizzare questa espressione:

Secondo gli autori D’Annunzio era uno scrittore eccellente.

La frase è corretta e l’uso di “secondo” è giusto.

Puoi scegliere il gelato a seconda dei tuoi gusti.

Idem, utilizzo corretto e frase giusta, mentre l’esempio che segue, proprio non potrebbe andare bene (eppure si legge nel web, prova a cercare):

Gli italiani dovrebbero votare a secondo dei loro interessi.

Giusta nel significato questa frase, ma errata nell’utilizzo di “secondo”. Insomma “a secondo” proprio non va, non esiste grammaticalmente!

Tutto A POSTO. O forse no?

Eccoci giunti ad un altro fantastico scivolone di grammatica che vive e vegeta nei meandri dell’infinito web. Facciamo chiarezza e, come si suol dire, mettiamo i puntini sulle i! Il titolo che hai appena letto mostra l’uso corretto di “a posto”. Quello che non va è invece il seguente uso della lingua italiana, per capirci ancora meglio simuliamo un dialogo sul web semplice:

Tizio dice, o meglio scrive su una chat, a Caio: Come stai?

Caio risponde: Tutto apposto.

Tizio alza gli occhi al cielo, abbandona la tastiera, chiude il pc e se ne va scuotendo il capo.

Usiamo la forma grammaticale esatta.

Cosa è successo? Il povero Caio ha sbagliato a digitare, magari per distrazione? Nel dubbio consultare un dizionario di lingua italiana o un buon testo sul suo utilizzo corretto potrebbe essere cosa buona e giusta.

La grammatica italiana. Questa illustre sconosciuta.

Apposto è possibile usarlo, ma è un participio passato, precisamente del verbo “apporre”. Facciamo un esempio per capirci meglio:

Sempronio ha apposto la sua firma sul contratto.

Regolare, semplice e lineare. Non trovi?

Ancora sulla stessa scia di errori grammaticali nel web è possibile rintracciare frasi tipo:

Ho messo apposto i miei vestiti.

Non ci siamo: la frase corretta è “Ho messo a posto i miei vestiti”. Stesso principio dell’esempio precedente.

Una questione spinosa: INERENTE A o solo INERENTE con il complemento oggetto?

E adesso andiamo sul difficile. Roba da Accademia della Crusca, o da Enciclopedia Treccani. (Vai ai link… un’occhiata non fa mai male!). Srotoliamo il nodo di questa matassa e risolviamo insieme la domanda.

L’utiizzo corretto di inerente, il quale significa ” che concerne, che è in relazione con…” assume solitamente il valore di aggettivo e deriva dal verbo inerire, utilizzato soprattutto nel linguaggio burocratico. L’espressione inerente però, la troviamo spesso nei testi e anche nel linguaggio colloquiale, quale è ad esempio, quello del web. Sembra una contraddizione ma il paradosso di internet è questo, si scrive come si parla, per farla breve e semplice da capire.

Utilizzare la preposizione a dopo questa parola è grammaticalmente corretto. Ecco un esempio:

La tua tesi è inerente agli studi sociologici.

E fin qui ci siamo, tutto esatto. Teoricamente sarebbe da considerarsi scorretto l’uso del complemento oggetto subito dopo, come in questo caso:

Il tuo testo è inerente le scienze politiche.

Tuttavia, dato che il significato di inerente è simile e intimamente vicino ai verbi concernere, implicare, riguardare, i quali sono verbi transitivi pare si sia sviluppato lo stesso utilizzo anche per il verbo inerire,il quale invece è intransitivo e non regge il complemento oggetto!

Ora puoi iniziare a confessare qui i tuoi errori grammaticali…:) oppure lascia un commento su quelli che hai trovato tu, in giro per il web!

PER APPROFONDIRE:

Grammatica italiana per tutti di Elisabetta Perini, Giunti Editore

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