Italiano per Fuoriclasse

La scuola è aperta a tutti

 

italiano

 

Volgiamo uno sguardo all’art. 34 della Costituzione italiana: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita..”.

Questo significa che l’inclusione è prevista anche per coloro che soggiornano in Italia ma non sono cittadini italiani, condizione ricorrente dei minori coinvolti nel fenomeno dell’immigrazione, di breve o lungo periodo.

Come mi ricorda un tema scritto da un adolescente neo arrivato in Italia frequentante il  corso di italiano da me tenuto nelle scuole secondarie (ex scuole medie) “anche noi abbiamo imparato l’italiano, anche noi  abbiamo fatto il gioco dei verbi…” a rimarcare che di questa condizione particolare ne sono consapevoli e rischiano, al pari di tanti altri italiani con difficoltà, di sentirsi esclusi dalla vita scolastica e comunitaria per motivazione sociali culturali e linguistiche.

L’Italia del 1860: quell’obbligo quasi impossibile

 

italiano

 

Secondo il dettato costituzionale l’istruzione obbligatoria è dunque gratuita e  offerta a tutti senza discriminazioni sociali. Già nella metà dell’ottocento e prima della nuova carta costituzionale era auspicabile, con la legge Casati (obbligo di istruzione elementare) che i piccoli allievi imparassero a “leggere, scrivere e far di conto” tradotto con le terminologie odierne in quella che si definisce “alfabetizzazione primaria“.

Purtroppo all’epoca la povertà materiale inibiva le possibilità di tante famiglie indigenti, le quali, distanti dalle scuole non avevano la possibilità di raggiungere fisicamente i luoghi dell’istruzione, così tanti bambini finivano per lavorare nei campi agricoli. 

La lingua dello studio e la lingua della comunicazione: difficoltà e traguardi

 

 

La impossibilità di instaurare relazioni proficue e partecipare al dialogo educativo sono barriere limitanti per coloro che non padroneggiano la lingua italiana, le stesse distanze tipologiche delle lingue originarie (nel contesto di Aprilia numerose lingue orientali tra cui spiccano punjabi, bangla, hindi ma anche romeno) testimoniano quanto la diversa origine e il contesto di apprendimento giochino un ruolo importante nell’acquisizione di una nuova lingua.

Se la lingua della comunicazione corrisponde alla possibilità di far fronte ai bisogni immediati e a poter comprendere e interagire con gli altri non è purtroppo automatico che ciò si traduca immediatamente nella possibilità di “saper studiare”. 

Oltre la comunicazione: imparare ad imparare

 

italiano imparare

 

Tra i fattori predittivi del “successo scolastico e formativo” si ricordano:

  • l’età dell’apprendente (più precocemente è esposto alla lingua d’acquisizione e maggiori saranno le possibilità di padroneggiarla, per precocità si intende un’età molto inferiore a quella dell’obbligo scolastico)
  • il contesto socioculturale di provenienza (quali lingue parlano in famiglia? Quale è il livello di scolarizzazione dei genitori? I fattori socioeconomici costituiscono una barriera?)
  • la conoscenza basica di un lessico scolastico nella lingua di origine,
  • l’esistenza di un supporto comunitario nella lingua madre nel contesto di inserimento.
  • Inoltre l’esposizione extrascolastica alla lingua italiana è un altro tassello della molteplicità di elementi, in questo elenco che non pretende di essere esaustivo, delle probabilità di “successo scolastico”.

Esiste poi, nella letteratura scientifica di riferimento, una serie di variabili individuali di cui tener conto, diverse per ogni individuo.

Sarebbe auspicabile che la lingua originaria non fosse dimenticata e “cancellata dalla nuova” ma coltivata di pari passo, fatto che nella maggioranza dei casi, è alquanto raro. 

Lingua e cultura: due facce della stessa medaglia

 

Lingua e cultura rappresentano un binomio inscindibile, parole, gesti, atteggiamenti, espressioni idiomatiche racchiudono un universo di significati simbolici peculiari ad ogni gruppo sociale organizzato e facenti parte di quegli “usi e costumi ” propri di ogni minima formazione sociale.

L’esperienza dei laboratori di italiano ad Aprilia

I bambini della scuola primaria e la narrazione :”Il Piccolo Principe”

 

“L’essenziale è invisibile agli occhi”

 

Nei mesi primaverili i bambini del plesso Selciatella (Istituto Orzini di Aprilia, in provincia di Latina), un piccolo gruppo eterogeno dai 9 agli 11 anni italofoni e non, si sono dedicati all’ascolto di un audiolibro celebre, la cui storia comprende valori quali l’amicizia, l’amore, i sentimenti inseriti nella cornice fantastica del viaggio compiuto dal “Piccolo Principe”.

L’interesse per tale tipologia di racconto nei bambini è stato vivo e partecipe (ricordo con curiosità di un bambino che chiedeva insistentemente alla sua maestra di poter venire nel laboratorio di italiano durante la ricreazione perché voleva finire di colorare la “volpe”, personaggio di cui poco prima avevamo ascoltato la narrazione).

Per chi conosce la storia e soprattutto per chi non la conosce l’argomento principale di quel capitolo è la formazione di un’amicizia, raccontata con la fervida ma sensibile immaginazione di Antoine De Saint Exupery, ex-aviatore francese scomparso con il suo aereo tra le acque del Mar Mediterraneo negli anni ’40 del ‘900.

 

L’istinto narrativo

 

italiano narrare

Le unità di acquisizione da me realizzate si sono basate sul presupposto che il pensiero narrativo fornisca una struttura per le narrazioni stesse, oltre che per le strutture linguistiche e grammaticali. Nelle storie sono sempre presenti un protagonista (che compie azioni), l’azione realizzata, i destinatari dell’azione.

La narrazione si costituisce allora come una struttura per lo sviluppo delle competenze linguistiche. La concatenazione di azioni, le emozioni  che guidano i personaggi, le azioni finalizzate ad un fine organizzano il racconto in una linea orizzontale più che gerarchicamente verticalizzata.

Imparare ad ascoltare per poter raccontare

 

Ascoltare storie rappresenta una conquista significativa nella seconda lingua, oltre ad arricchire il lessico e ad offrire un ampio ventaglio di diversi stili del registro, delle possibili articolazioni sintattiche, dei modi di dire e delle strategie retoriche.

Ciò diventa il presupposto per imparare ad ascoltare, per dare un senso ai pensieri alle idee, alle azioni proprie e altrui, riconoscendo nelle storie dell’altro quella varietà di similitudini e differenze che ampliano la personalissima visione del mondo di cui ognuno è portatore.

Esplorare l’esistenza attraverso le storie, non aver “paura delle parole” sono obiettivi importanti per i bambini della scuola primaria al fine di attingere all’immenso patrimonio linguistico e poter scoprire nel mondo del possibile e negli scenari ascoltati e immaginati un “luogo dell’esistenza” che si tramuti in una dimora stabile, tramite la ricchezza dell’espressività offerta dalle forme del linguaggio.

 

Nel prossimo articolo scriverò sul laboratorio realizzato presso la scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) per raccontare le attività dedicate agli adolescenti non italofoni. Grazie per aver letto sin qui! 

 

Il percorso di inclusione linguistica L1-L2 è stato realizzato nell’ambito del progetto “Fuoriclasse” ad Aprilia nell’Istituto I.C. Orzini di Aprilia, finanziato da Bolton group, in collaborazione con Save the Children Italia onlus e Psyplus Ets; in tale percorso mi sono occupata di progettare, organizzare e realizzare laboratori di italiano per studenti non italofoni e italofoni in orario scolastico, nelle classi di una scuola primaria e secondaria di primo grado nel corrente anno scolastico (2021/2022).

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