Una scuola di parola formazione docenti

Formazione Docenti: italiano L2 e inclusione linguistica

Un nuovo inizio: una nuova lingua e una nuova scuola

Riflessioni e spunti dal corso di formazione per docenti di italiano L2

 

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L’inserimento di alunni non italofoni nella scuola rappresenta un percorso complesso, nel quale entrano in gioco numerose variabili: l’età e il luogo di nascita del minore, il suo eventuale percorso educativo e scolastico precedente, la situazione linguistica della famiglia, il progetto migratorio e, naturalmente, le caratteristiche individuali di ogni alunno.

Non esiste, quindi, un unico modo di accompagnare un alunno neoarrivato nel suo ingresso a scuola. Ogni storia è diversa e richiede attenzione, ascolto e strategie adeguate.

Ma da dove partire?

I bisogni degli alunni neoarrivati

 

Per un alunno che arriva in una nuova scuola e in un nuovo Paese, imparare l’italiano non significa soltanto acquisire una nuova lingua. Significa anche imparare a orientarsi in un ambiente sconosciuto, costruire nuove relazioni e trovare il proprio posto all’interno della classe.

Tra i primi obiettivi troviamo quindi la necessità di:

  • orientarsi nella scuola e nelle relazioni;
  • comunicare e interagire con i coetanei e con gli adulti;
  • studiare e apprendere i contenuti del curricolo;
  • acquisire nuove parole e nuovi contenuti senza perdere il rapporto con la propria lingua di origine.

Quali sono i  bisogni linguistici degli alunni non italofoni?

 

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leggere scrivere e imparare l’italiano attraverso il disegno

 

I bisogni linguistici possono essere ricondotti a diverse dimensioni, che si sviluppano e si intrecciano nel percorso di apprendimento.

Comunicare

L’italiano orale è innanzitutto lo strumento attraverso cui l’alunno può entrare in relazione con gli altri. Nelle prime fasi sarà quindi importante sviluppare la capacità di partecipare agli scambi interpersonali di base, ampliare progressivamente il lessico, descrivere e narrare, comprendere messaggi e prendere la parola nelle situazioni comunicative quotidiane.

Leggere e scrivere

Accanto alla lingua orale si sviluppa la competenza nella lingua scritta. L’alunno deve acquisire o consolidare le tecniche di base della lettura e della scrittura, imparando progressivamente a comprendere e produrre testi scritti.

Studiare

Imparare l’italiano per comunicare non è sufficiente per affrontare lo studio delle diverse discipline. L’alunno deve infatti imparare a comprendere spiegazioni, consegne e testi scolastici, familiarizzando con le parole chiave, i glossari e il lessico specifico delle discipline.

Si tratta di un passaggio fondamentale: l’italiano diventa progressivamente anche lingua dello studio.

Riflettere sulla lingua

L’apprendimento comprende anche la capacità di riflettere sul funzionamento della lingua e di utilizzare in modo sempre più corretto le sue strutture, sviluppando gradualmente una consapevolezza metalinguistica.

Mantenere e sviluppare la lingua di origine

Un altro aspetto fondamentale riguarda la lingua di origine o di scolarizzazione dell’alunno. Imparare l’italiano non significa abbandonare la propria lingua: mantenere e sviluppare le competenze linguistiche già possedute rappresenta una risorsa importante per la crescita personale e cognitiva dell’alunno.

 

Dall’inserimento agli apprendimenti comuni

 

 

italiano l2 e inclusione linguistica

L’apprendimento dell’italiano come seconda lingua segue un percorso specifico e non coincide con quello previsto per l’apprendimento di una lingua straniera.

Possiamo individuare, in linea generale, tre momenti:

Prima fase: l’italiano per comunicare.
L’obiettivo principale è permettere all’alunno di comunicare nei contesti quotidiani e di costruire le prime relazioni all’interno della scuola.

Seconda fase: l’italiano per lo studio.
La lingua diventa progressivamente lo strumento attraverso cui accedere ai contenuti delle diverse discipline.

Terza fase: gli apprendimenti comuni.
L’alunno entra sempre più pienamente nel percorso didattico condiviso con i compagni, pur continuando ad avere bisogni linguistici specifici che possono richiedere attenzioni mirate.

Queste fasi non devono essere intese come rigide o uguali per tutti: i tempi dell’apprendimento possono variare notevolmente da un alunno all’altro.

L’italiano come lingua di contatto

 

In questo percorso l’italiano assume una particolare importanza: non è semplicemente una lingua da imparare, ma diventa una lingua di contatto.

È il punto d’incontro tra identità individuali, lingue e comunità diverse. Come sottolineano diversi studiosi, tra cui Berruto, De Mauro e Vedovelli, la lingua italiana si trova oggi al centro di un incontro sempre più ampio tra persone e culture, dentro e oltre i confini della penisola.

Negli ultimi decenni, inoltre, si sono delineati scenari caratterizzati da super-contatto e superdiversità linguistica, concetti discussi, tra gli altri, da Barni, Vedovelli e Vertovec.

In questo contesto si è arrivati a parlare anche di uno spazio linguistico italiano globale: un insieme di realtà, lingue, varietà e percorsi migratori che contribuiscono a rendere l’italiano una lingua sempre più plurale.

E forse è proprio da qui che possiamo ripartire: da una scuola capace di considerare la diversità linguistica non come un ostacolo, ma come una parte integrante della realtà scolastica contemporanea.

 

Un esempio concreto: il progetto Fuoriclasse

 

Quando l’italiano diventa una lingua di contatto, la scuola assume un ruolo fondamentale. È proprio nello spazio scolastico che bambini e ragazzi possono incontrare una nuova lingua e, allo stesso tempo, confrontarsi con persone, abitudini e culture diverse.

Per alcuni alunni non italofoni, infatti, la lingua utilizzata a scuola non coincide con quella parlata quotidianamente a casa. L’italiano diventa così lo strumento necessario per comunicare, partecipare, costruire relazioni e, progressivamente, agire in modo autonomo nel contesto scolastico e sociale.

Un esempio concreto di questo approccio è rappresentato dal progetto Fuoriclasse, realizzato ad Aprilia da Save the Children Italia Onlus e PsyPlus ETS.

Il percorso di inclusione linguistica ha coinvolto complessivamente 45 apprendenti: 10 adulti e 35 minori della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nell’anno scolastico 2021/2022.

Per i minori, le attività erano finalizzate a potenziare e recuperare i principali strumenti comunicativi, sia orali sia scritti, necessari per affrontare con maggiore sicurezza il percorso scolastico e formativo.

Ma come si può lavorare sulla lingua con bambini e ragazzi?

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Parole per comunicare e stare insieme

La risposta del progetto è stata quella di affiancare agli obiettivi linguistici una dimensione ludica, cooperativa e relazionale.

Canzoni, letture, filastrocche, testi narrativi e materiali digitali sono stati utilizzati in modo diverso a seconda dell’età degli studenti. Accanto alle attività linguistiche è stato dato grande spazio alla relazione tra pari: il tutoraggio, il lavoro a coppie e la collaborazione in piccoli gruppi hanno favorito la conoscenza reciproca e il supporto tra gli studenti.

L’obiettivo, quindi, non era soltanto imparare nuove parole o strutture grammaticali, ma anche imparare a stare insieme, collaborare e riconoscere le potenzialità e i limiti propri e degli altri.

Il laboratorio di italiano: una breve narrazione

 

 

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Il piccolo principe: ascoltare, immaginare, raccontare

All’interno del progetto è stato realizzato anche un laboratorio di italiano rivolto a bambini non italofoni di recente immigrazione della scuola primaria G. Deledda di Aprilia.

I destinatari erano bambini dai 7 ai 10 anni, con lingue di origine differenti. In questo contesto l’italiano veniva considerato una lingua di contatto e le attività si svolgevano attraverso una metodologia prevalentemente ludica e un approccio umanistico-affettivo.

Per questa fascia d’età è particolarmente importante creare un ambiente nel quale l’apprendimento della lingua sia associato alla curiosità, al piacere e alla relazione con gli altri.

Un’attività particolarmente significativa ha coinvolto i bambini nell’ascolto dell’audiolibro Il Piccolo Principe. La ricezione audio ha lasciato spazio all’immaginazione: i bambini hanno rappresentato graficamente personaggi e vicende dei capitoli ascoltati, accompagnando i disegni con brevi didascalie descrittive. In questo modo, l’ascolto, la comprensione, la produzione scritta e la riflessione sulla lingua si sono intrecciati con la creatività.

Il lavoro ha mostrato quanto possa essere efficace, soprattutto con i bambini, avvicinare la lingua attraverso attività che coinvolgano contemporaneamente dimensione cognitiva, emotiva e relazionale.

Anche i docenti hanno osservato risultati positivi, sia dal punto di vista didattico sia da quello relazionale. Una maggiore competenza in italiano ha infatti permesso agli studenti di seguire più agevolmente le lezioni delle diverse discipline, mostrando come l’apprendimento della lingua possa produrre effetti positivi anche sugli altri apprendimenti scolastici.

La didattica dell’italiano con i bambini

 

italiano l2 e inclusione linguisticaLa didattica rivolta agli apprendenti non italofoni nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 10 anni richiede quindi metodologie e tecniche capaci di avvicinare i bambini all’uso della lingua italiana in modo naturale e motivante.

In questa fascia d’età è opportuno parlare di «accostamento alla lingua italiana» (Sabatini, 2018), sottolineando proprio la necessità di creare un primo rapporto positivo con la nuova lingua.

L’L2, cioè la lingua seconda, è una lingua appresa successivamente alla lingua materna e il suo apprendimento avviene spesso in un contesto nel quale la lingua è anche strumento di comunicazione e di partecipazione alla vita quotidiana.

È qui che entra in gioco la glottodidattica, intesa come il campo di ricerca che studia l’apprendimento e l’insegnamento delle lingue e, allo stesso tempo, cerca di individuare metodologie e strumenti che possano facilitarne l’apprendimento (Titone, 1993).

Ed è proprio da qui che si apre un’altra domanda: quali sono le teorie e gli approcci glottodidattici che hanno guidato, e continuano a guidare, il modo di insegnare le lingue?

A questa domanda sarà dedicato il prossimo articolo.

 

Bibliografia e sitografia

  • Balboni, P. E. (2019), Le sfide di Babele. Insegnare le lingue nelle società complesse, UTET Università.
  • Diadori, P. (2019), Insegnare italiano L2, Le Monnier, Firenze.
  • Favaro, G. (2024), Parole al centro. Plurilinguismo e italiano L2, Giunti.
  • Gallina, F. (s.d.), Italiano lingua di contatto e didattica plurilingue, Cesati.
  • Vedovelli, M. (2009), Condizioni semiotiche per la linguistica educativa: lingua, cultura, interlingua, intercultura, Master ICON, Pisa.
  • Villarini, A. (2019), “Principi di linguistica acquisizionale”, in P. Diadori, Insegnare italiano L2, Mondadori Education.

Sitografia

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